Con 17 trofei vinti in carriera e il suo decisivo ruolo nel rilancio della nazionale femminile di volley sui palcoscenici internazionali, Maurizia Cacciatori è considerata il simbolo della pallavolo femminile e la “capitana” per eccellenza delle azzurre del volley. Classe 1973, ha fatto suoi i principi dello sport, trasferendoli nei suoi ruoli attuali di mamma e consulente aziendale, senza mai dimenticare il suo grande amore: la pallavolo.

Sei nata in Toscana, la tua primissima squadra è stata quella di Carrara, tua città natale; da lì hai girato l'Italia e il mondo. Cosa hai portato sempre con te della tua regione?
In ogni luogo dove sono stata ho sempre sottolineato il fatto di provenire da una regione molto amata e stimata in tutto il mondo; io vado molto orgogliosa di essere di Carrara e sopratutto toscana. Da ragazzina lo ignoravo, ma girando il mondo (dal Giappone al Sud America) ho scoperto questo grande apprezzamento. La Toscana è un “marchio di fabbrica” e, conoscendo come siamo noi, è una cosa che non mi stupisce.

Dopo gli esordi, hai collezionato grandi successi, soprattutto con la maglia della Nazionale. Qual è stata la vittoria più bella della tua carriera? La qualificazione alle olimpiadi di Sidney 2000?
Assolutamente sì: fino a quel momento la nazionale di pallavolo femminile era forte, ma non convinceva e non era mai riuscita ad approdare sotto i riflettori di un evento così importante, di portata internazionale. Essere arrivate tutte noi insieme a dei livelli così alti è stato un grande successo, ottenuto grazie al lavoro di tutta la squadra: la coesione è sempre fondamentale per raggiungere grandi risultati.

Fuori dal campo da gioco, nel 2006, sei approdata sulla spiaggia dell'Isola dei Famosi. Quanto ti ha aiutato la disciplina sportiva nel superare una prova così dura.
È stata un'esperienza straordinaria, e anche in quel caso ho fatto squadra come sempre; le dinamiche della squadra sono sempre le stesse, viene molto fuori il senso di appartenenza e si crea coesione con le persone che hai a fianco. Per superare le tantissime difficoltà che si incontrano – sia alimentari sia relazionali – bisogna essere resiliente. Da questa esperienza ho imparato molto, la porto sempre con me e quando rivedo i colleghi che partono per le spedizioni sono mentalmente con loro.

L'alimentazione è fondamentale per gli sportivi. Che regime seguivi quando facevi attività agonistica?
La dieta di uno sportivo è sempre molto equilibrata: non ci priviamo di nulla, ma assumiamo tutto con il giusto equilibrio; perché è vero che si abbonda molto in verdure e piatti salutari, ma non mi sono mai fatta mancare i peccati di gola. Tutto, ovviamente, nella giusta misura.

Chi si occupa dell'educazione alimentare in casa Cacciatori-Orsini (il marito è Francesco Orsini, ex cestita ndr.)? Fate uso di latte?
Se ne occupa la Cacciatori! Sono una mamma molto attenta che cerca di variare i piatti dei suoi figli. Il mio allenatore, Julio Velasco, ci ha fatto apprezzare le cucine di tutti i paesi, anche quelle che ci potevano far storcere il naso. I miei figli conoscono anche cucine non italiane, li ho educati ad avere un palato versatile. Sono anche golosissimi di latte: la sera c'è sempre il terrore di non aver il latte in casa per la prima colazione dell'indomani, a base di latte con il miele o il cacao: la prima domanda prima di andare a letto è: “abbiamo il latte?”.

Atleta e mamma di Carlos e Ines: qual è l'attività più difficile?
La cosa più difficile è riuscire a essere sempre presente, perché con i vari impegni non è facile: vorrei essere sempre lì a rispondere a tutte le loro domande, vorrei essere sempre al 100% della mia performance. La mia più grande vittoria è stata fare due bimbi perché inizialmente pensavo di farne uno solo, ma ora sono una mamma molto contenta e non pretenziosa o super protettiva, ma semplicemente attenta. La disciplina sportiva è stata fondamentale per rivestire questo ruolo così importante, ma tengo le due cose separate: i miei figli mi chiedono come si diventa campioni, ma il valore fondamentale che io cerco sempre di trasmettergli è il divertimento.

Parlaci dei tuoi progetti futuri, anche oltre lo sport.
Io lavoro molto in ambito aziendale, portando i miei valori all'interno delle aziende, perché ognuna è una squadra e trasferisco le dinamiche che lo sport mi ha insegnato (stress, senso di appartenenza) attraverso attività di team building e speech con degli eventi o incontri specifici.