C'era una volta una ragazzina di nome Giulia che aveva un sogno: entrare nella Nazionale italiana di ginnastica ritmica. Giulia teneva un diario a cui ogni giorno confidava i suoi desideri e le sue paure e in cui scriveva che amava così tanto la ginnastica da essere pronta a lottare con tutte le sue forze per raggiungere il suo sogno. Nonostante i tanti sacrifici, quel sogno non è riuscita a esaudirlo, ma lo ha trasformato nel suo lavoro, infondendo la stessa passione in tante ragazze che continuano a vivere l'amore per la ginnastica così come gliel'ha insegnato Giulia.
Le favole purtroppo non sempre hanno un lieto fine, ma alcune storie sono capaci di lasciarci dentro una sensazione positiva, grazie all'amore, alla passione e alla perseveranza dei suoi protagonisti. Ci siamo fatti raccontare la storia di Giulia da Costanza Dainelli, direttrice tecnica di Ginnastica Iris, l'associazione rientrata tra i 10 vincitori di Mukki Sport 2016/2017, e allenatrice di Giulia, la straordinaria atleta a cui è stato dedicato il Trofeo Giulia Cignoni.

Com'era Giulia e cos'era per lei la ginnastica?
Giulia era una ragazza di un'umiltà incredibile, molto amata da tutti sia per la sua tecnica sia per il suo carattere. La grande passione di Giulia era la ginnastica, ma era brillante in tutto ciò che faceva: ginnasta brava e dotata, era bravissima anche a scuola, tanto che superò persino i test per la Normale di Pisa. Il suo bellissimo carattere l'ha resa amata da tutti, tanto che le atlete che aveva allenato per un'altra società sono volute venire da noi per restare legate a lei.
L'incontro tra me e Giulia è avvenuto per una serie di eventi legati ovviamente alla ginnastica. Una mia collega mi chiese di allenare una sua atleta perché la società in cui si trovava non le avrebbe potuto offrire la preparazione di cui aveva bisogno; quell'atleta promettente era Giulia e iniziò l'allenamento con me per entrare nella squadra di ginnastica ritmica della Toscana che avrebbe concorso, con le squadre di altre regioni, a rappresentare l'Italia agli europei. Quell'anno la Toscana arrivò seconda alle selezioni, ma la sua allenatrice mi chiese di continuare a preparare Giulia. Lei era di Ponsacco e per alimentare la sua passione e il suo sogno decise di trasferirsi a Firenze; io la accolsi in casa mia e Giulia ha vissuto con me e la mia famiglia per 7 anni. Anche se il rapporto allenatore-ginnasta è sempre molto forte, tra noi si instaurò ovviamente un legame ancora più profondo che crebbe con il passare del tempo. Fu anche convocata in Nazionale e io la accompagnai nella sua trasferta di 10 giorni; successivamente, divenne allenatrice federale ad alti livelli, ma il rapporto con me e la nostra società non si spense mai: prima di morire mi disse che voleva tornare ad allenare da noi, per ricongiungersi con le persone con cui era stata bene.
Siamo ancora molto legati con i genitori che continuano a vivere l'ambiente della ginnastica, perché la loro Giulia adorava questo sport e il suo sogno era far parte della Nazionale; anche se per lei fu un duro colpo non entrare, nel suo diario si legge che il suo amore restava comunque la ginnastica, al di là dei risultati raggiunti.

Qual è il “Valore aggiunto” della ginnastica come sport?
Sopratutto se praticata a livello agonistico, la ginnastica ti insegna a perdere e, dato che nell'agonistica succede molto spesso, partecipare alle gare ti dà una marcia in più e ti fa scoprire quanto puoi dare come essere unano. Le ragazzine si allenano 4 ore al giorno tutti i giorni e riescono a conciliare benissimo lo sport alla vita di tutti i giorni. Per questo è uno sport che ti dà una grande capacità organizzativa e ti aiuta ad affrontare meglio la vita, a non lamentarti e non essere polemici perché chi sceglie questa strada non ha tempo da perdere. Inoltre, nessuna ginnasta ha problemi a scuola, anzi: molte iniziano a incontrare le difficoltà una volta smesso, perché non hanno più lo stimolo a dare il massimo.

È stato il ricordo di Giulia il vostro “motore” per vincere Mukki Sport?
Senz'altro. Il Trofeo lo avremmo fatto a priori, indipendentemente dalla partecipazione a Mukki Sport, ma speravamo di farlo ad un alto livello, così da essere degno di Giulia; sono stati i suoi genitori i primi sostenitori del Trofeo, perché speravano riuscissimo a farlo. Il nostro primo stimolo a partecipare a Mukki Sport è stata la necessità di dare visibilità a questo evento: Mukki è un'azienda che conosciamo tutti e sapevamo che avrebbe dato tanta visibilità a Trofeo, una cosa per noi prioritaria soprattutto per i genitori di Giulia, che traggono forza proprio dal fatto che si parli della figlia. Poi abbiamo avuto un grande aiuto da altre società di ginnastica, ma anche dalle atlete della Nazionale italiana che conoscevano bene Giulia e la sua storia. Siamo felici di essere riusciti a dare questa gioia ai genitori della nostra Giulia!

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