Una voce che sembra quella di un'amica che conosci da sempre, una risata schietta che racconta di una ragazza normale con una vita piena e frenetica come può esserlo quella di una madre che lavora. Quando risponde al telefono è alla partita di Basket di suo figlio Mattia. "No non disturbi dimmi pure". Diana Bacosi: 33 anni, madre moglie e atleta, che tra le tante cose è anche medaglia d'oro alle Olimpiadi di Rio nella specialità Skeet del tiro a volo, è l'esempio di una donna contemporanea, una campionessa che ha saputo gettare il cuore oltre l'ostacolo e ha vinto. Nata in Umbria a Città della Pieva, cresciuta in Toscana a Cetona, ora vive nel Lazio a Pomezia. 

Ora che sei medaglia d'oro olimpica ogni regione finirà per contenderti? 

Sebbene in Toscana ci sia una lunga tradizione di tiro per la mia formazione sportiva devo moltissimo all'Umbria. Ho iniziato con la caccia quando avevo 14 anni, Arezzo e Montecatini che vantano le strutture più grandi per il tiro a volo erano troppo lontane e non potevo guidare allora mio padre mi accompagnava ogni settimana al campo da tiro di Terni. Ma io sono sempre stata legatissima alla mia terra, anche adesso appena posso, quasi ogni fine settimana, torno a Cetona. Lì c'è la mia famiglia, i miei amici: quella è casa per me. 

Però il tuo allenatore Andrea Benelli è fiorentinissimo, a lui vorresti dire grazie soprattutto perché? 

Per aver insistito e non essersi mai arreso con me, lui per primo ha visto in me quel talento che io ancora non sapevo come sfruttare. Sapevo di essere brava ma non ci credevo abbastanza. Lui ha lavorato su questo per anni prima ancora che sulla tecnica. 

La medaglia d'oro alle Olimpiadi di Rio era per te un'ambizione reale o non ci pensavi affatto?

Indubbiamente vincere è un sogno per qualunque atleta. E' vero però che nelle settimane precedenti mi sono accorta che sparavo bene, ero tranquilla. Mi sono detta che sarei potuta arrivare tra le prime 6, e che come prima partecipazione olimpica in fondo non era niente male, a quel punto me la sarei giocata confidando anche in un pizzico di fortuna, che si sa nei momenti decisivi aiuta sempre. Poi invece è andata come meglio non poteva andare. 

A chi hai pensato quando hai realizzato che avevi vinto? 

Alla mia famiglia, a mio figlio Mattia. Cosa ti ha detto quando sei tornata a casa con al collo la medaglia d'Oro? Lui era contentissimo, mi ha detto: "Mamma ce l'hai fatta, ma io lo sapevo che vincevi!" 

In cosa consiste la preparazione fisica allo skeet? E che regime alimentare segui giornalmente? 

Facciamo essenzialmente un lavoro cardio e molti esercizi per allenare i riflessi. La preparazione inizia all'inizio dell'inverno e può durare anche durante la stagione agonistica. Non c’è un’alimentazione particolare, è tutto molto personale. Io per esempio in gara non mangio mai carboidrati, altrimenti finisce che mi addormento. 

Ti piace il latte? 

Sì moltissimo, a colazione con i cereali non può mancare insieme a fette biscottate e marmellata rigorosamente di more. 

Cosa sogni per il tuo sport? 

Per il mio come per tutti gli altri sport diversi dal calcio mi piacerebbe che media e giornali si accorgessero che oltre il prato verde c'è tutto un mondo, e un giorno sfogliando il Corriere dello Sport accorgermi con sorpresa che non è più il Corriere del Calcio. 

Soldato e campionessa di skeet che nell'immaginario collettivo è uno sport maschile, l'immagine pubblica di te è quella di una donna tosta. E' così anche nel privato?

Mi definisco una donna forte, spesso anche intransigente. Sì, un soldato anche a casa, però se mi toccano gli affetti, lo ammetto, allora divento molto fragile. 

Poseresti mai per un servizio fotografico di moda? 

Si, perché no!